[…] “Incontrai la vicina solo una volta, dopo quella discussione famigliare alla quale poteva facilmente immaginare che avevo assistito, visto che ci separava solo qualche centimetro di cemento. La figlia non era più tornata a casa. Era in carcere.
“Guten morgen Frau Pauline”
“Guten Morgen Frau Martha”
Per quanto cercassi di essere affabile, le nostre conversazioni si fermavano sempre al guten morgen. Quella volta ci eravamo incrociate sul pianerottolo del terzo piano e l’odore era fortissimo. Copriva addirittura quello dei bockwurstell della famiglia che viveva all’interno sei. Era quasi l’ora di cena. E quell’odore lo sapevo riconoscere benissimo: quello della paura. Frau Martha sapeva chi ero, ma dato il modo in cui mi parlava, e l’intensità di quell’odore che aumentava più si avvicinava, capivo che doveva sapere anche chi non ero. Era in guardia. Perché la paura fa questo. E’ un allarme che allerta il cervello per auto difesa, che lo si voglia o meno. E questo emana un odore preciso. Quello che i predatori conoscono bene. Ma lei, la signora Martha, non era affatto una mia preda. Ci mancherebbe altro che mi mettessi a dare la caccia pure alle massaie. Il fatto è che lei, questo, non lo sapeva.
Dicono che “la paura fa novanta”. Non conosco bene l’etimologia di questa espressione, credo sia di derivazione cabalistica, ma so cosa vuol dire aver paura anche dell’aria, quella che Frau Martha respirava a denti stretti perché sapeva bene che la Stasi, invece, non aveva paura nemmeno dell’inferno. Sapeva essere senza scrupoli.
La paura ha un suo odore che configura la memoria e quindi i comportamenti. Un po’ come i topi che temono il gatto appena ne sentono l’odore, anche se non ne hanno ancora incontrato uno perché sono sempre vissuti in un buco. Il dolore ancestrale deve aver tracciato la loro memoria. Era così anche per i tedeschi dell’est. Quella paura ha un suo odore che immagino sia percepito dal cervello nella corteccia olfattiva. Ma mi piacerebbe saperne di più. Chissà se lo hanno mai studiato . Di fatto, io so, per sola esperienza empirica, che sentivo quello stesso odore che le persone avvertivano inconsciamente nel momento in cui avevano paura. Una bella incombenza. E un’arma a doppio taglio. La premiata Ditta Stasi avrebbe potuto farne facilmente un suo cavallo di battaglia.” […] (da “Identità Olfattive” S. Contardi)

Categorie: Articoli